Analisi de “Il corpo (The Body)” di Stephen King

Fonte: Il corpo (The Body)
Autore: Stephen King
Categoria: Scrittura
Argomento: Analisi

In questo articolo vengono analizzati gli espedienti narrativi usati da Stephen King ne “Il corpo” da cui è stato tratto il film “Stand by me”. In grassetto quelli più generali/facilmente riutilizzabili

  • Il narratore dichiara subito di avere avuto 12 anni la prima volta che ha visto un cadavere. Spiega un attimo chi sono i personaggi (concentrandosi sul più matto, per darci uno scorcio del gruppo di 4 amici protagonisti della storia), poi passano subito all’azione
  • Decidono di camminare per decine di miglia senza dire nulla ai genitori per vedere un cadavere, e preparano una scusa e l’attrezzatura per il campeggio. Ma non pensano di portare il cibo – gli ostacoli sono piccoli, da ragazzini, e la storia acquista credibilità oltre a farci affezionare ai personaggi per le loro debolezze
  • Il narratore dà scorci della vita del suo amico (il padre lo picchia) e della sua (i genitori preferivano il fratello morto)
  • Nel primo atto viene nascosta una pistola – letteralmente in questo caso
  • Chris è il più coraggioso e può dire che la foresta di notte fa paura. Se l’avesse detto Teddy avrebbero riso. Stephen King è sempre molto efficace nel ricreare le sensazioni dell’infanzia e dell’adolescenza
  • I momenti che evoca sono vividi: il sole che scotta, i paesaggi familiari, le cose che vede
  • I due amici hanno un discorso a caso (parlano del loro amico, che è matto, rievocano che una volta stava cadendo da un albero, uno dei due dice che spesso sogna di cadere, “strano eh?” “Già”) e “per un attimo ci guardammo negli occhi e vedemmo alcune delle cose vere che ci rendevano amici” – di nuovo sensazioni vivide di quel periodo
  • Uno di loro dice “si sta proprio bene” e il narratore chiarisce che la loro missione è solo parte di questo star bene: tutto è intorno a loro, sanno chi sono e dove andranno.
  • Fanno a testa o croce per chi va a prendere cibo e tocca al protagonista “meglio per voi che non andiate senza di me” – non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. E voi? La nostalgia alza il coinvolgimento del lettore
  • Foreshadowing di qualcosa di brutto ma calato nel realismo della narrazione: facendo a testa e croce, a tutti esce croce (“porta sfortuna”, dice uno, ma “non diceva niente che non sapessimo già: tutte teste portano fortuna, tutte croci sfortuna”). Poi al protagonista esce testa, agli amici croce: per un attimo è preoccupato dal fatto che i suoi amici hanno ancora addosso la sfortuna, ma poi un amico lo prende in giro per aver perso e il momento passa
  • Quando litigano col guardiano della discarica, lui li minaccia della cosa peggiore: avvisare i genitori. E quando lo insultano andandosene, il protagonista lo guarda e per un attimo gli fa pena, chiuso al di là del recinto col suo cane
  • Un amico scoppia a piangere e non sanno cosa fare, “non sono le lacrime cui sono abituati, quelle di quando ti fai male cadendo dalla bicicletta”. Che il guardiano di una discarica abbia insultato il padre di uno di loro non è niente di che… Ma che qualcuno alla luce del sole esprima i dubbi che lui ha quando non riesce a dormire la notte, quello l’ha scosso. “Sono un piagnone eh?”. E il protagonista si chiede come quello anni tanto si padre, che l’ha quasi ammazzato, quando lui non prova molto per il suo che non ha mai alzato le mani
  • “Scusate se vi ho rovinato il divertimento” dice quello, e un altro risponde “non sono sicuro di volere che sia un divertimento, stiamo andando a vedere un cadavere”: e lì capiamo che è un rito di iniziazione, tutta la storia è un rito di iniziazione e la fine della fanciullezza.
  • Quando vengono nominate le paure notturne, l’autore dice che non avrebbe mai immaginato allora che avrebbe trasformato una paura notturna in un milione di dollari. E ci chiediamo quanto ci sia di autobiografico in quel libro, e anche se l’autore non ha mai detto che è una storia vera o che quel ragazzino è Stephen King, la storia acquista più credibilità
  • Dice che devono muoversi più in fretta perché non sono ancora a Harlow, e piazza così la bomba a tempo
  • Arrivano al fiume, e il ponte che lo attraversa è una vera sfida, di quelle che racconti agli amici. Ci sono momenti di tensione. Il ponte non è fatto per passarci sopra, ma fa risparmiare ore di cammino e ha appena detto che devono andare più in fretta. Sono tutti dubbiosi e nominano tutto ciò che potrebbe andar male, ma l’amico pazzo dice che intende usare il ponte, e li aspetterà dall’altra parte. Quando il protagonista dice che vista quanta erba c’è è chiaro che passino pochi treni, e uno è appena passato; e quando il loro amico li sfida ad andare, chiedendo se ci sono fighette (sono amici, ma le meccaniche sono quelle della loro età), la decisione è presa. Ovviamente passerà un treno
  • Parla di cose in cui tutti possono riconoscersi e provare nostalgia: la quasi noia dell’estate che ti fa quasi essere eccitato al pensiero di andare a scuola. La noia vera a scuola, la seconda settimana
  • Si sancisce il passaggio: il suo amico spiega che entro la fine dell’anno scolastico sarà tutto finito tra loro visto che lui inizierà i corsi preparatori per l’università. È la fine della fanciullezza e la fine dell’amicizia di quell’età. Si vede anche quanto l’amico tenga a lui, visto che lo spinge a usare il suo dono lasciando indietro i suoi amici – è un turning point nella vita del protagonista. Anche se infrange una regola non scritta tra ragazzi: non si parla mai male dei genitori altrui. Il protagonista capisce che il suo amico conosce perfettamente la vita del perdente, di chi può fare qualcosa e si accontenta. E gli rivela che ha subito un’ingiustizia da un’insegnante (ha rubato lui i soldi, ma poi li aveva ridati, e quella li ha tenuti) e che vorrebbe provare anche lui a andare al college, ma che ha paura di venir trascinato in basso. Da chi? Dagli amici, risponde lui, indicandoli. Non li puoi salvare, e ti trascinano in basso come gente che affoga attaccata alle tue gambe
  • Quando si accampano parlano di tutto quello di cui si parla quando non si sono ancora scoperte le ragazze.
  • Al mattino il protagonista vede un cervo e dice che quello è il pensiero a cui torna quando gli sono successe cose brutte nella vita, e non ne ha mai parlato con nessuno. Stava per dirlo agli amici, ma è difficile dire le cose importanti e non l’avrebbero capito (l’aveva spiegato prima, che dopo che hai parlato delle cose importanti ti senti stupido perché non le hai spiegate bene, e la gente si chiede perché ti sei scaldato tanto, perché hai alzato la voce nel parlarne). È difficile far sì che gli estranei tengano alle cose importanti della vita.
  • Si buttano in acqua e sono attaccati da sanguisughe, che gli daranno gli incubi per anni. C’è un momento di tensione, inconvenienti del rito di passaggio.
  • Si accorgono che manca più di quanto pensassero, e a questo punto l’avventura si trasforma in duro lavoro: a volte sono spaventati (v. sanguisughe) e i genitori forse si stanno chiedendo dove sono. Pensavano di fare l’autostop, ma se arrivano troppo tardi nessuno li prenderà su quando inizia a fare buio. Altra bomba a tempo
  • Il protagonista si chiede come mai non hanno fatto l’autostop anche all’andata e dice che forse volevano un’avventura. Si chiede se questo non abbia influenzato gli eventi e se ora gli altri tre non sarebbero ancora vivi. Ma chiarisce che nessuno muore in quella storia, anche se è vero che ora che ha 34 anni è l’unico ancora vivo. Le cose importanti non devono essere facili, ecco perché hanno preso quella strada. Gli eventi trasformano il viaggio in una cosa seria.
  • Quello che non sanno è che il fratello bullo di uno di loro, e i suoi amici, sono sulla strada per il corpo, in macchina.
  • Vedono la mano del cadavere, e sa la verità dell’intera faccenda: la morte è reale (e l’infanzia è finita, l’iniziazione è fatta)
  • Le scarpe sono lontane e la sua immaginazione, che gli permette di scrivere libri e che gli amici gli invidiano, gli fa anche vedere cose che lo tengono sveglio la notte (cose con denti lunghi, aguzzi, crudeli), e in quel caso gli fa anche capire che quella persona è stata sbalzata fuori dalle scarpe. Quel particolare gli fa realizzare che il ragazzo è morto.
  • Arrivano i ragazzi più grandi. Ma quello è il loro rito di iniziazione, e non vuole che i ragazzi grandi si prendano qualcosa che spetta ai più giovani. È improvvisamente arrabbiato. E poi sono venuti in macchina! Dopo tutto il loro duro lavoro, quella è forse la cosa che lo fa arrabbiare di più. I grandi li minacciano: o prendono il corpo, o li menano e prendono il corpo. La situazione sembra davvero decisa: sono di più e più grandi. Il protagonista vorrebbe spiegare del treno, del guardiano della discarica, delle sanguisughe (gli ostacoli nella loro quest). Ma quello nomina il fratello morto, e lui lo manda al diavolo. Capisce che quell’affermazione gli avrebbe meritato morte certa: infatti il bullo dice che gli spezza le braccia, e fa sul serio. Ma era stata nascosta una pistola nel primo atto, e ora viene estratta. Il bullo avanza comunque – non crede che un dodicenne gli sparerebbe (gli dice che andrà in prigione, che non sparerebbe a un topo), ma il protagonista crede che si sbagli. Pensa che inizierà un grosso casino, e tutto per decidere chi riporterà un cadavere (ma non è solo questo). Poi il suo amico Chris dice “dove vuoi la pallottola, gamba o braccio?” e il bullo si ferma. Perché sente nella voce il rimorso per il fatto che le cose sarebbero peggiorate. Chris dice loro di tornare a casa, e i bulli chiariscono che se va così, lo pesteranno, gli faranno male – non la passerà liscia. Sarebbe troppo facile se no. Inizia a grandinare, gli altri due amici scappano ma Chris chiede al protagonista di restare. Lui resta, il bullo dice che non se ne dimenticheranno, e Chris risponde: ok, ma quello sarà un altro giorno. Il bullo riprende con le minacce e lui gli grida di andarsene, puntando la pistola. I bulli se ne vanno.
  • “Ce l’abbiamo fatta!”, ma vedono con orrore che la grandine ha riempito gli occhi del cadavere. Chris insulta gli amici che sono scappati, poi capiscono che portare indietro il cadavere non è una buona idea perché i bulli possono tornare. Chris inizia a piangere e tutti sono sbalorditi: nessuno ha mai visto Chris Chambers piangere.
  • Dopo una ventina di minuti si riuniscono, Chris ammette che il protagonista ha ragione a dire che non possono portare via il cadavere, e se ne vanno. Torniamo al presente, e il narratore dice che ci sono cose che lo inquietavano allora e lo inquietano oggi. E se non l’avesse ucciso il treno, ma la paura? E soprattutto, dov’è il cestino con cui era uscito? [Non capisco perché sia significativo]. Vuole andare a cercarlo, ora. Dimostrare che un tempo un tredicenne esisteva. La linea che divide infanzia e vita adulta è più sottile di quel che si pensa. E a volte pensa “quel ragazzino ero io” e si chiede spaventato a quale ragazzino si riferisca
  • I due migliori amici si salutano. Lui non sa cosa dire e scherzano, ma forse non avrebbe detto niente anche se avesse saputo cosa dire: parlare distrugge gli effetti dell’amore. L’amore ha denti che lasciano ferite profonde che non guariscono. Nessuna parola le può rimarginare: se le ferite si seccano, così fanno le parole.
  • Alla fine nessun genitore si accorge di niente e la vera storia di com’è andata non esce. Uno dei bulli fa una chiamata anonima e il corpo viene trovato senza che nessuno sia un eroe. Il protagonista si becca una pestata da due dei bulli, e se non fosse per una signora che interviene non sa come sarebbe andata a parte due dita e un naso rotto. A Chris viene rotto il braccio dal fratello e ha una faccia nera. Anche agli altri amici viene fatto male. Quando guariscono prendono strade diverse, gli altri due trovano amici che fanno ciò che dicono, il protagonista e Chris cominciano a frequentarli di meno. Succede, e quando pensa al sogno degli amici affogati pensa sia giusto che succeda. “Non è giusto, ma succede. Alcuni affogano”.
  • I due che si sono allontanati da loro moriranno in incidenti. I due migliori amici fanno i corsi pre-college con grandi sforzi. Poi Chris viene ucciso quando cerca di separare due litiganti (torna un tratto che si era visto nella storia) e lui lo piange per mezz’ora. Il protagonista diventa scrittore
  • Nella versione che ho letto ci sono alcune domande-attività interessanti alla fine del libro, tipo “Teddy fa cose rischiose, cosa hai fatto tu di rischioso? Perché? Come ti sei sentito dopo?” – si associa Teddy al rischio

Stephen King – On Writing

Fonte: On Writing
Autore: Stephen King
Categoria: Scrittura
Argomento: Regole

Introduzione

  • Quando SK ha lavorato per un vero giornale per la prima volta, l’editor gli ha detto: quando scrivi ti stai raccontando la storia; quando riscrivi togli tutto quello che non è storia. La prima volta è solo per te, la seconda per gli altri. Perché apparterrà a chiunque vorrà leggerla, o criticarla
  • Per SK la scrittura è migliore quando è intima – hai questa sensazione quando scrivi? È così interessante da essere intima come un contatto pelle a pelle?
  • Scrivendo il suo primo romanzo di successo, Carrie, SK capisce due cose: la percezione iniziale che ha uno scrittore di un personaggio può essere sbagliata quanto quella di un lettore. E: interrompere un lavoro perché difficile è una cattiva idea.
  • Più di un terzo del libro è composto da aneddoti sulla vita di SK, alcuni dei quali relativi alla sua vita da scrittore, altri che mi fanno pensare al “creare autorità con la regola del cuore” di Palahniuk. Conclude dicendo che l’arte supporta la vita dell’artista e non viceversa
  • La scrittura è telepatia, nello spazio e nel tempo. Se lui dice che c’è una gabbia con dentro un coniglio con una carota sotto una zampa e il numero 8 scritto in blu sulla schiena, tutti la vediamo. I dettagli potrebbero essere diversi, ad esempio il materiale della gabbia, ma è importante? Se mettiamo più dettagli non è prosa: è un manuale di istruzioni. E tutti stiamo guardando al numero 8, anche se lui non ci ha detto di farlo, anche se non siamo nella stessa stanza. Ma c’è un incontro delle nostre menti. È vera telepatia, nello spazio e nel tempo. Non prendete la scrittura alla leggera.

Le basi

  • Ogni scrittore dovrebbe avere una toolbox: al primo livello c’è il vocabolario, e non si deve fare nessuno sforzo per migliorarlo a parte leggere e scrivere: usa la prima parola che ti è venuta in mente se è la migliore per descrivere qualcosa. Lì c’è anche la grammatica (es: evitare verbi passivi e avverbi – inclusi quelli accanto a “disse”, che è meglio lasciare da solo e senza cercare un sinonimo. I sinonimi vengono dalla paura di non essere capiti, e la buona scrittura spesso arriva quando si lascia indietro la paura). Al secondo livello ci sono gli elementi dello stile (v. Strunk and White), inclusa la lunghezza dei paragrafi che danno il ritmo, o evitare parole inutili (tipo dire chi parla se è implicito). Questi tre elementi sono quelli fondamentali che si devono padroneggiare, poi c’è il livello dei propri strumenti.
  • Bisogna leggere tanto e scrivere tanto (SK consiglia 6 ore al giorno tra le 2 attività, ogni giorno), e i cattivi libri insegnano quanto i buoni. I buoni insegnano stile, narrazione, a sviluppare la trama, a creare personaggi credibili e a dire la verità.
  • La prima stesura dovrebbe essere fatta in non troppo tempo – circa tre mesi. SK scrive 2000 parole al giorno (10 pagine) è in questo modo in 3 mesi viene un libro da 180000 parole. Suggerisce di iniziare con 1000 parole al giorno, 2 giorni di pausa, e un posto dove si possa chiudere la porta e stare isolati finché si sono scritte le mille parole. Anche avere una routine tipo iniziare tutti i giorni alla stessa ora aiuta la mente al compito
  • Bisogna dire la verità quando si scrive, e il principio è: scrivi di ciò che conosci. Che vuol dire ad esempio scrivere del genere che si legge/ama: scrivere di ciò che va di moda o che fa soldi non funziona, la fiction serve a trovare la verità dentro la rete di bugie della storia, non a commettere disonestà intellettuale. Lo scrittore non ha controllo sul materiale, non sa se è buono – se no tutti scriverebbero solo best seller.

Sulla scrittura

  • I lettori sono attratti da una storia quando riconoscono le persone, i comportamenti, l’ambiente. Quando sentono un’eco nella loro vita e credenze – e non si può ricreare questa connessione in modo premeditato. Nel senso che si può imitare lo stile dei grandi, ma le sensazioni no, e la trama è lontanissima dalla verità percepita dalla mente e dal cuore quindi anche imitando la trama non si riusciranno a replicare le emozioni. Chi lo fa crea imitazioni over-calcolate. Scrivete di ciò che vi piace e rendetelo unico inserendo la vostra conoscenza della vita, amicizia, relazioni, sesso e lavoro. Specialmente lavoro – la gente ama leggere del lavoro per qualche strano motivo. Non lo usi per dare una lezione, ma per arricchire la storia. Vedi The Firm di John Grisham (un avvocato scopre di lavorare per la mafia e ha un dilemma tra morale e paga): il pubblico si è appassionato degli sforzi intraprendenti dell’avvocato per districarsi dal dilemma – non è come molta gente si comporta, ma è come molta gente vorrebbe comportarsi. JG non ha mai lavorato per la mafia – quella è pura invenzione, la delizia dello scrittore, ma è stato un avvocato e non ne ha dimenticato i grattacapi. Ricorda le trappole del mestiere, usa humor per bilanciare, e crea un mondo a cui è impossibile non credere. Ha spiato quella terra e ha portato indietro un resoconto preciso, dicendo la verità. Ciò che ha fatto Grisham grande è forse proprio la totale e quasi ingenua onestà. Non imitate il suo genere da avvocato nei guai, ma la sua apertura e inabilità a non andare dritto al punto. Ciò che conoscete vi rende unici – siate coraggiosi
  • SK crede che la trama si crei da sola e non vada pensata in anticipo, come non si può pensare in anticipo per la vita reale. Si deve creare un ambiente fertile e lasciarla svolgersi. Le storie sono parte di un mondo pre-esistente; la trama è meccanica e anti creativa. I libri sono basati su situazioni più che su storie – mettere i personaggi​ in una situazione e vedere come se ne districano. Magari ha in mente come va, ma lascia i personaggi guidare e spesso lo sorprendono – lui è solo il narratore (il DM?). E se non sai tu come procede, il lettore sarà ancora più curioso. Ci sono insomma due stili di scrittura diversi, uno dettato dalla situazione iniziale e uno dalla storia. Una situazione può articolarsi da sola da qualcosa di interessante. Le situazioni possono in genere essere espresse da “what if…”. Le informazioni usciranno solo se servono e non perché avete deciso che andava detto.
  • SK propone come esercizio quello di scrivere il continuo di una storia: un marito violento picchia la moglie, lei lo lascia, lui fa lo stalker, poi finisce in prigione. Un giorno lei torna a casa e sente che c’è qualcosa che non va ma non riesce a capire cosa. Vede al TG la notizia che tre persone sono evase dalla prigione e uno è riuscito a sfuggire alla cattura, e capisce che è il marito. Sente i passi sulle scale, sa che dovrebbe fuggire ma non riesce. Ora invertite i sessi dei personaggi e scrivete il resto. Se siete onesti su come parlano e si comportano, uscirà qualcosa di interessante e la sincerità fa passare sopra molti difetti
  • Le descrizioni fanno partecipare sensorialmente il lettore, ed è una capacità che si esercita scrivendo. Inizia visualizzando ciò che vuoi fare esperire al lettore. SK in genere non descrive i personaggi e cosa indossano, lascia fare ai lettori – ad esempio, di Carrie ci dice che è una ragazza emarginata delle superiori col guardaroba di una fashion victim – tutti ricordiamo un perdente a scuola, e se descrive il suo perdente esclude il nostro, toglie un po’ del legame della comprensione. La descrizione è fatta assieme: iniziata dallo scrittore e finita dal lettore. Trova i dettagli che stanno al tutto – spesso sono i primi cui si pensa. Richiama un’immagine nella mente e usa tutti i sensi: cosa sono le prime cose che ti colpiscono? Scrivile solo se servono alla storia, se no vanno tolte. Ricorda che non devi dire tutto subito, i lettori capiranno man mano
  • I dialoghi ci fanno capire qualcosa dei personaggi: ad esempio se sono furbi o no, se sono onesti o disonesti, se sono piacevoli o no, ecc. Devono essere scambi onesti, non soliloqui per passare informazioni. Quando sono fatti bene capiamo subito chi sono i personaggi e quasi abbiamo la stessa sensazione di chi sta origliando una discussione interessante. Si capisce che l’autore lavora duro e si diverte. Ascolta come parlano gli altri. Non spiegare mai un tratto di un personaggio se lo puoi mostrare un dialogo (e non basta che il personaggi si comporti in un determinato modo in un singolo dialogo, quella dev’essere la sua personalità sempre)
  • Creare personaggi segue un processo simile: fai attenzione a come le persone si comportano e racconta la verità di ciò che vedi. Come i personaggi progrediscono dipende da ciò che si scopre su di loro – a volte crescono poco, a volte molto e allora influenzano la storia anziché il contrario. SK parte da una situazione – ma crede sia un fallimento se la storia finisce con una situazione; le storie migliori riguardano le persone anziché gli eventi (ma nel corso del libro è la storia che comanda, non si fa studio di personaggi). E ogni personaggio dovrebbe avere l’atteggiamento da personaggio principale, come nella vita (niente “cattivi” o “migliori amici”). Se mostrando personaggi in azione si capisce chi siano è ottimo, e se si riesce a trasmettere un pizzico della loro visione del mondo, si può simpatizzare con loro – anche gli antagonisti. Ed è divertente per lo scrittore impersonare personaggi diversi. Es: The Dead Zone, il buono ha una visione in cui un politico inizia la terza guerra mondiale; decide quindi che per salvare il mondo deve ucciderlo. La differenza rispetto a un folle è che lui vede davvero il futuro… Un momento, non lo pensano tutti i folli? Quindi SK vuole che il protagonista sia un bravo ragazzo senza essere un santo, l’antagonista sgradevole e far paura al lettore tipo “non vedono cosa sta facendo?” Quindi ci presenta il protagonista che vuole chiedere alla sua ragazza di sposarlo e noi patteggiamo per lui, anche se poi sarà quello col fucile contro il presidente – una cosa che gli americani odiano. E vuole dipingere l’antagonista come qualcuno di pericoloso dalla prima scena: è minacciato da un cane, e quando è sicuro che nessuno è nei paraggi, gli spruzza spray negli occhi e lo prende a calci. I personaggi sono dettati dalla storia che vuole raccontare. Il lavoro dello scrittore è far agire i personaggi in modo che aiutino la storia a progredire. E se fate il vostro lavoro, inizieranno a prendere vita e far cose per conto loro. Sembra inquietante, ma vedrete che succede.
  • La caratterizzazione dei personaggi avviene attraverso l’aspetto, le azioni, il dialogo e le eccentricità
    • Aspetto: spiegalo tramite delle azioni, non descrivendolo, e comunque dai i tratti salienti, quello che colpisce, e lascia il resto al lettore
    • Azioni: dai degli esempi, e il lettore trarrà le sue conclusioni
    • Eccentricità: i lettori sono colpiti dalle eccentricità dei personaggi, se pensate ai personaggi che avete amato di più probabilmente avevano delle forti eccentricità. Ma devono restare credibili
    • Tratti opposti: nessun personaggio credibile è piatto, ad esempio se sono coraggiosi avranno dei dubbi. Quello che fanno è realistico o sono guidati da uno stereotipo?

Revisioni e tema

  • Di quanto visto fin qui, le idee chiave sono che la pratica è inestimabile e deve piacere, e l’onestà è indispensabile
  • Nella prima stesura SK fa il lavoro base di storytelling, poi cerca pattern nascosti (li trova quasi sempre) e li tira un po’ fuori: la seconda stesura è per simbolismi e tema. Non va forzato nella storia – va bene se è già lì e va solo tirato un po’ fuori, altrimenti pace. La storia non va toccata – l’unica cosa che ha a che fare con la storia è la storia stessa. E rispetto al tema, una volta che avete scritto tutto, fate una passeggiata e chiedetevi: perché vi siete sbattuti, perché ci avete speso tutto quel tempo, perché sembrava così importante? What’s it all about? Ogni libro riguarda qualcosa, e durante la prima stesura (se vi bloccate) o subito dopo dovreste chiedervi cosa riguarda il vostro. E nella seconda stesura, renderlo più chiaro. Questo potrebbe richiedere grossi lavori (es: in The Stand capisce che il tema è che la violenza è parte della natura umana). Non è una morale esplicita, ma se il tema è chiaro, i lettori potranno trovare la morale pensandoci o discutendone. Ogni scrittore ha alcuni interessi profondi (ossessioni?) che ama esplorare – per lui sono la difficoltà/impossibilità di chiudere il vaso di Pandora della tecnologia una volta aperto; se Dio è buono, perché il male; la linea sottile tra realtà e fantasia; le differenze tra adulti e bambini; il potere curativo dell’immaginazione; l’attrazione irresistibile che a volte la violenza esercita su persone generalmente buone. Non sono niente di che – solo i pensieri che lo tengono occupato quando spegne la luce. Ma non iniziare dal tema: quella è una ricetta per il disastro. La storia viene prima – ma poi dovete arricchire le stesure successive con le vostre conclusioni. Altrimenti togliete a voi e ai lettori della visione che rende ogni storia che scrivete unicamente vostra
  • Per le revisioni, SK fa due stesure e una “lucidata”, ma è una cosa personale. Nella prima scrive più veloce che può – altrimenti c’è tempo di dubitare, così invece scrive la storia così come viene. E la prima stesura è quella della storia, a porta chiusa, senza coinvolgere nessuno. Dopo la prima stesura SK scrive cose brevi per distrarsi, qualcosa di diverso, o comunque lascia la storia riposare finché se ne distacca (6 settimane?). Poi lo rilegge il più in fretta possibile correggendo le cose grossolane, tipo errori grammaticali o segnando grossi buchi di trama o grossi problemi di motivazioni dei personaggi per correggerli dopo (dice anche che la prima rilettura è riscoperta [se è così si è aspettato il tempo giusto] quindi è bello – è alla dodicesima che si inizia a odiare il manoscritto – e non mi torna con le 2+1 stesure). E intanto si chiede: la storia è coerente? E cosa può trasformare la coerenza in una melodia? Quali sono gli elementi ricorrenti? Si intrecciano in un tema? Lo scopo è creare una risonanza, ciò che resta al lettore dopo che ha finito il libro. Senza imboccarlo. Cerca cosa volevi dire. Dopo queste revisioni, SK lo fa leggere a 4-5 amici. In genere si pensa a un lettore ideale quando si scrive, e lui lo manda anche a 4-8 persone che hanno criticato i suoi libri in passato. Rispetto ai loro pareri poi, se sono discordi/pari, tieni quello che hai fatto, ma se tutti evidenziano un problema, ti conviene metterci mano. Avere il concetto di Ideal Reader aiuta a scrivere la storia per l’esterno anziché per noi stessi. È nell’inconscio durante la prima stesura, e una preoccupazione conscia nella seconda (questo libro è abbastanza pauroso?). Durante la revisione, “kill your darling” (seconda stesura = prima stesura – 10%). In sintesi:
    • Scrivi di getto
    • Lascia riposare il manoscritto per 6 settimane senza pensarci
    • Rileggi tutto d’un fiato, facendo annotazioni tipo avverbi da togliere, errori ecc
    • In questa rilettura-correzione pensa se è coerente, se è bello, se ci sono elementi ricorrenti, se hai creato risonanza, se c’è un tema, a cosa vuoi dire, e sistema quello che non va
    • Dai il manoscritto a 4-8 persone chiedendo un parere. Riceverai 4-8 pareri soggettivi. Se c’è una situazione di “parità”, ascolta il tuo parere
    • Fai una seconda rilettura eliminando il 10% del libro
  • La velocità con cui la storia si sviluppa può essere decisa dall’autore pensando al suo lettore ideale. Una parte è noiosa, o ha troppo dialogo, o hai spiegato troppo/troppo poco? E una volta che il lettore ideale avrà letto il libro potrai fargli queste domande. E magari vedere dove ha interrotto la lettura. Bisogna togliere tutto quello che è noioso
  • La back story è ciò che succede prima dell’inizio della narrazione e che ha un impatto sulla storia, aiuta a definire i personaggi e stabilire motivazioni. Va messa il prima possibile, ma con grazia. E sconsiglia i flashback a meno che si sia maestri di flashback. Se il lettore ideale non ha chiaro qualcosa può derivare da back story non chiare.
  • Anche la documentazione è back story, e va fatta, ma deve rimanere nel backstage, sentirsi e non essere sbandierata – ai lettori interessano personaggi e storia, non quello che avete imparato facendo ricerca. Occhio anche a non esagerare con la documentazione: se state scrivendo una storia di alieni e alcuni personaggi sono poliziotti, va fatta ricerca su come funziona la polizia, ma per dare verosimiglianza, non per trasformarlo in un manuale di procedure di polizia. La verosimiglianza è molto importante nel fantasy, e serve a correggere gli errori grossolani e aggiungere degli ottimi dettagli, ma la storia viene sempre prima
  • SK suggerisce anche di avere un agente, e dà un template per una lettera per trovarne uno a pagina 245