Come inviare un manoscritto a una casa editrice

Fonte: Corso di scrittura creativa
Autore: Alessandro Manitto
Categoria: Scrittura
Argomento: Pubblicazione

Alcune indicazioni di Alessandro Manitto per inviare il proprio manoscritto a un editore:

  • Viene considerata “cartella” una pagina dattoliscritta su una facciata, di 30 righe per 60 battute (battere 60 “x” e impostare così i margini della pagina)
  • In genere i manoscritti vengono inviati in Times New Roman 12 con interlinea 1,5-2 (in modo da avere spazio per le correzioni) e con pagine stampate solo su un lato
  • È buona norma utilizzare impostazioni simili anche quando si rilegge per correggerlo. Correggere il libro su carta stampata è diverso dalla correzione a computer
  • Nella prima pagina mettere solo: “[Titolo]” – “Di [Autore]” grande in centro. In fondo alla pagina i contatti “Per contatti: tel; email…”
  • Il manoscritto viene inviato “pulito” (senza aggiungere immagini di copertina, greche, grassetti o simili). All’interno, il numero di pagine è indicato in alto a destra. Nella pagina finale scrivere in maiuscolo FINE (in caso di pagine perse, o nel caso l’editore pensi di aver ricevuto un estratto)
  • Nel caso si volesse depositarlo alla SIAE per proteggere i diritti d’autore, farlo prima di inviare il manoscritto alle case editrici [Nota personale: una volta lessi – probabilmente su Gamberi Fantasy – che se a un editore piace il vostro romanzo, è assai più probabile che voglia commissionarvene altri per estendere i guadagni piuttosto che rischiare di rubarvelo]. Se però volete sentirvi al sicuro, Alessandro Manitto spiega qui come depositare un’opera alla SIAE (in breve, tramite la sezione OLAF)
  • È buona cosa cercare le case editrici interessate al genere dell’opera che avete scritto, e verificare che siano distribuite. Un buon modo per raccogliere nomi è andare in libreria nella sezione interessata. Si può poi telefonare per chiedere se sono interessati ai nuovi autori, se preferiscono che il manoscritto venga inviato completo, come inviarlo ecc. Ottimo sarebbe conoscere qualcuno dentro la casa editrice (o chiedere all’attenzione di chi mandarlo), quantomeno perché spesso ricevono così tanti manoscritti da non poterli materialmente leggere tutti a meno che non ci siano motivi particolari di dare un’occhiata proprio al vostro
  • [Nota personale: per la pubblicazione del Labirinto del Tempo ho inviato l’intero manoscritto alle case editrici – probabilmente un estratto sarebbe bastato?]
  • Le proposte di pubblicazione a pagamento fanno guadagnare gli editori (e non gli scrittori). In Italia, generalmente un buon libro vende circa 3000 copie. Altre volte le case editrici propongono all’autore di acquistare un tot numero di copie che si devono impegnare a vendere – e poi magari non stampano altre copie oltre a quelle che danno all’autore. Bisognerebbe chiedere all’editore in quali librerie distribuisce e che distributore usa, e verificare che sia vero: se l’editore è poco serio, è molto meglio autopubblicare, magari con servizio print-on-demand tipo Amazon CreateSpace in modo che non ci siano spese (seguirà articolo dedicato).

Come organizzare il processo creativo in stesure:

  1. Prima stesura: è la versione spontanea, senza pensare alla scrittura come tecnica. Si scopre sempre di più la composizione della trama, dei personaggi, dell’ambientazione
  2. Pausa: è bene fare una pausa di almeno un mese, senza pensare in nessun modo al manoscritto. Questo permette di acquistare obbiettività e lavorare meglio alle correzioni
  3. Rilettura: rileggere il manoscritto, possibilmente tutto di un fiato per avere una visione d’insieme. Meglio segnare solo gli errori più eclatanti in modo da occuparsene in un secondo momento
  4. Seconda rilettura: a questo punto la rilettura si fa accurata (e spietata!). Va annotato ogni elemento che appaia stonato, ed è normale trovare molte cose che non vanno: più cose vengono individuate, meglio è perché si potranno correggere più cose. E come diceva Hemingway, “La prima stesura di qualsiasi cosa è merda”
  5. Seconda stesura: vengono apportate tutte le correzioni del caso e non è raro riscrivere completamente. Se così fosse, non pensate di aver sprecato tempo con la prima stesura: scrivere è come imbiancare una parete e anche se la prima mano (che era proprio brutta) non si vede più, era comunque necessaria per arrivare al lavoro finito. In questa stesura non bisogna più pensare solo a sé stessi, ma anche al lettore, e quindi che il testo sia chiaro e che l’effetto che si vuole evocare si presenti nella mente di chi legge (la “telepatia” descritta da Stephen King)
  6. Opinioni esterne: selezionate 3-4 persone del cui giudizio vi fidate e sottoponete loro il manoscritto. Tenete conto delle loro osservazioni in maniera obbiettiva, cioè non tralasciate nessuna critica, ma non sopravvalutatela. Se tutti dicono che qualcosa va cambiato, probabilmente va cambiato. Se solo uno lo dice, probabilmente non serve cambiarlo. Inoltre, se vi diranno che qualcosa va cambiato, spesso i lettori hanno ragione; se vi diranno come cambiarlo, in genere sbaglieranno
  7. Terza stesura: correggete il testo in base alle osservazioni che vi sembrano giustificate. Non temete di riscrivere: spesso è meno laborioso riscrivere che correggere, e questo processo migliora la qualità dell’opera anche se si teme di “perdere del lavoro”
  8. Eventuali altre stesure: tre è il numero minimo di stesure, ma nulla vieta di ripetere le tappe qui sopra finché si è soddisfatti. Alcuni scrittori rivedono le loro opere innumerevoli volte (si veda Patrick Rothfuss), ma è anche importante capire quando un libro è finito: rimanere troppo a lungo sulla stessa storia può diventare un lavoro inutile, meglio iniziare un nuovo libro.

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